Patrizia Sabbadin
Filosofa e Counselor con approccio fenomenologico centrato sulla persona.

Sono Patrizia Sabbadin, laureata in Filosofia e Scienze dell’Educazione all’ Università degli Studi di Sassari, Dipartimento di Storia, Scienze dell’uomo e della Formazione. Nell’ anno 2008 ho conseguito il Diploma di Counselor al termine del primo percorso triennale svolto in Sardegna di Counseling Fenomenologico centrato sulla persona con l’Associazione Culturale Convivium costituita dal Prof. Vincenzo Graziani diretto collaboratore di Carl Rogers, psicologo umanista, fondatore negli Stati Uniti d’America dell’approccio centrato sulla persona.

Sono un counselor certificato ai sensi Legge 14 gennaio 2013, n. 4, artt. 4, 7, 8 iscritta al registro dell’Associazione di categoria Assocounseling con la qualifica di supervisor counselor, trainer counselor, n- a1615-2015- Comune di Sassari.

Dall’anno 2010 collaboro con il Prof. Graziani nel percorso di formazione triennale di Counselor con l’Approccio Fenomenologico centrato sulla persona.

Essere un counselor nella mia esperienza personale è una scelta consapevole di valori orientati alla promozione di una buona qualità di vita e di relazione fra le persone a me prossime e a quelle che incontro nella mia dimensione esistenziale e professionale nelle complessità e contingenze di tutti coloro che sono in un processo di ricerca del proprio unico e singolare modo di essere nel mondo.

Incontro le persone nel profondo rispetto delle proprie singolarità, nelle loro difficoltà, con fiducia positiva incondizionata nella possibilità di offrire un ascolto capace di promuovere un processo di crescente consapevolezza della percezione di sé e delle criticità con le quali confrontarsi. Il processo di facilitazione del counselor rende via, via, possibile rivolgere il proprio sguardo verso se stessi con una maggiore chiarezza e lucidità per riuscire ad intercettare e riconoscere le proprie risorse personali, le sole capaci di sostenerci nelle importanti e cruciali chiamate della vita, come la necessità di assunzione di scelte fondamentali maggiormente autonome e consapevoli, come anche il superamento di ostacoli, di prove….. e di tutto ciò che connota le nostre vite.

L’approccio rogersiano-fenomenologico da me utilizzato è basato sul sentire il vissuto dell’altro nella sua complessiva dimensione personale, su ciò che sta provando, sulla possibilità di sostenere un percorso di accettazione di sé, dei propri limiti e della capacità di oltrepassamento degli stessi attraverso un incremento dell’autoconsapevolezza per un costante sviluppo del proprio essere persona. Ci si focalizza a volte sulla definizione di problemi specifici, sulla presa di decisioni importanti, oppure per affrontare momenti di crisi, per confrontarsi con i propri sentimenti e i propri conflitti interiori, le proprie ambivalenze, per migliorare le relazioni con gli altri nel profondo rispetto dei valori, delle risorse personali e della capacità di autodeterminazione di ciascuno. Il counselor non affronta patologie ma facilita processi di cambiamento.

Patrizia Sabbadin Psicologa Counselor a Sassari
Dott.ssa Patrizia Sabbadin
"Una persona, scoprendo di essere amata per quello che è, non per quello che finge di essere, sentirà di meritare rispetto e amore".
Carl Rogers
Carl Rogers
Psicologo

IL MIO APPROCCIO

Patrizia Sabbadin

Pratico un approccio filosofico fenomenologico rogersiano. Lo scopo è facilitare la persona a potenziare (empowerment) le proprie risorse e creare le condizioni relazionali e ambientali che contribuiscono al suo benessere. Il counseling facilita la promozione di una qualità di relazione attraverso la disponibilità del counselor, quale facilitatore, ad “essere” nella relazione in modo autentico ed empatico, ad ascoltare attivamente e profondamente l’altro in un clima di accettazione incondizionata. L’empatia è la capacità di cogliere e comprendere l’esperienza soggettiva del cliente, mettendosi nei suoi panni, guardando le cose dal suo stesso punto di vista, sentendole come lui o lei le sente. E’un essere con l’altro, vicino all’altro, ma non è identificazione. Al counselor è chiesto di mantenere la consapevolezza della propria individualità e per quanto simile possa essere il vissuto del cliente al proprio, è fondamentale che non ceda alla tentazione di sovrapporre le due esperienze e di rinunciare alla dovuta obiettività. L’empatia è catalizzatrice del processo di crescita. Sentendosi accolto, accettato, compreso, il cliente può ricominciare ad avere fiducia in sé stesso e riuscire a cogliere anche voci interiori più sottili, che possono già indicare una possibile via di soluzione alla situazione posta.

Potremmo dire che: «il counseling è arte e scienza», e affermare che la conoscenza del campo di interesse è la scienza, l’uso creativo di questa scienza per rispondere adeguatamente agli stimoli e alle situazioni presenti, senza reagire meccanicamente secondo schemi dati, è l’arte. L’arte nel senso che il counselor e la persona entrano nella relazione con variabili soggettive difficili da definire o misurare, ma fondamentali nel processo interattivo, tanto da determinarne il corso e spesso il risultato: la personalità, il sistema di valori, i vissuti, l’empatia, la sospensione del giudizio, le conoscenze e le capacità del counselor, la singolarità della persona, il “mondo sconosciuto” che porta nella relazione, il contatto.

La decisione di intraprendere un percorso personale con un counselor   è spesso spinta da un disagio esistenziale che ingenera stati di ansia, calo di tono umorale, depressione, mancanza di motivazione. Quasi sempre, questi differenti stati d’animo determinanti sofferenza, sono frutto di crisi e l’accompagnamento di un counselor è fondamentale per la ricerca di un senso vissuto che restituisca capacità di lettura a questi eventi preziosi e fondamentali da salvaguardare per le potenzialità intrinseche in grado di sviluppare in termini di crescita personale. Sono momenti di passaggio che nelle differenti fasi della vita rappresentano slanci verso la costruzione di nuovi equilibri esistenziali. Un percorso alla scoperta di sé stessi, di auto consapevolezza e di acquisizione di senso rispetto al vissuto complesso di cui la crisi ci parla. Iniziare un percorso di counseling significa essere aperti alla possibilità di esplorare sé stessi per incontrarsi. Il counselor diventa allora il viaggiatore capace che, senza sostituirsi mai all’altro, lo accompagna nel viaggio, sostenendolo nei territori più oscuri e difficili da attraversare. Dopo un primo colloquio conoscitivo dove ci si incontra e si cerca di instaurare una relazione di qualità focalizzandosi sul vissuto che l’altro ci rappresenta, in un clima di crescente fiducia si individua un possibile percorso da intraprendere. Il counselor si muove attraverso colloqui individuali, fissati di volta in volta sulla base   delle necessità emergenti alla fine di ciascun incontro.

Gli ambiti di intervento di un counselor possono contemplare oltre la singolarità della persona anche il suo essere in relazione: 

La relazione di coppia non è stabile, ma tende a cambiare ed evolvere nel tempo; molte persone si sentono paralizzate da una serie di problematiche nella relazione che conferiscono uno stato di malessere e disagio ad entrambi i membri e a cui, da soli, non riescono a trovare una soluzione efficace. L’obiettivo principale di una terapia di coppia diventa quello di prendere consapevolezza ed affrontare i conflitti, attraverso l’individuazione delle difficoltà nella modalità di interazione presenti nella coppia, acquisendo nuovi modi di relazionarsi a sé e all’altro che promuovano il benessere della coppia. Quando ci si rivolge per una terapia di coppia?

  • problemi di comunicazione
  • divorzio e separazione
  • disaccordo sull’educazione dei figli
  • conflitti e discussioni frequenti
  • dipendenze affettive
  • problemi di gestione delle emozioni come la rabbia e la gelosia
  • frustrazione e delusione perché la relazione non risponde ad aspettative pregresse

supporto ai genitori nel riconoscere e affrontare situazioni o processi di crisi nella crescita del proprio figlio. Quando è utile chiedere il sostegno alla genitorialità? Quando sono presenti difficoltà persistenti nel rapporto con il proprio figlio/a, per svariati motivi:

  • eventi psicosociali stressanti (lutti, malattie, separazioni coniugali)
  • crisi esistenziali del figlio/a adolescente
  • problematiche nella relazione educativa
  • psicopatologia del figlio/a (diventa importante per i genitori essere sostenuti e contare su uno spazio di ascolto rispetto all’impatto emotivo che si sta vivendo)

Adolescenza, intesa come ogni altro processo di “passaggio”, caratterizzata dal coesistere di tendenze opposte, dalla instabilità propria di ogni trasformazione, dalle rotture, dalle difficoltà relazionali con gli adulti di riferimento, dalle rinunce e dalla costruzione di aspetti psichici e modalità di funzionamento nuovi.

"Il curioso paradosso è che quando mi accetto per come sono, allora posso cambiare”.
Carl Rogers
Carl Rogers
Psicologo

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